Recensione di: “Kendo” di Takuan Soho

KENDO  di Takuan Soho a cura di Marina Panatero e Tea Pecunia  Universale Feltrinelli  9 e

 

 

Non traggano in inganno titolo e copertina , su cui campeggia un praticante di Kendo moderno in armatura da pratica.

Qui Kendo è usato nel senso classico di Via della Spada, un termine di cui il gendai Budo in armatura che usa gli shinai si è, a ragione, impadronito.

Si tratta dell’ennesima edizione di quello che ritengo il più affascinante insieme di testi che si occupa di combattimento con la spada, ma che possono venire utili a tutti i combattenti, sia nel luogo di pratica, che nella vita reale.

Questo libro, a differenza delle precedenti edizioni, è una traduzione diretta dal Giapponese.

Takuan Soho fu un personaggio degno dei suoi tempi: artista, calligrafo, educatore dello Shogun, monaco dalla religiosità ferrea e combattiva, conobbe tutti i grandi personaggi del suo tempo, tra cui (ma non esistono le prove) Miyamoto Musashi di cui risolse alcuni dubbi, l’Imperatore,e lo Shogun,del cui maestro di spada: Yagyu Munenori Tajima no kami fu particolarmente amico, tanto da dedicargli il primo dei testi riuniti in questa raccolta.

Non da ultimo, Takuan è famoso per aver dato il nome al modo di conservare il Daikon, il lungo ravanello che è ingrediente essenziale della prima colazione giapponese.Le sue riflessioni sulla mente del guerriero, oltre ad aver influenzato generazioni di guerrieri, possono a mio parere cambiare il modo di concepire il combattimento, non più contro un avversario contingente, ma contro quello che è il più  grande avversario di tutti, il più pericoloso, quello che non abbandona mai la lotta. noi stessi.