La Nazionale che sarà

La Nazionale che sarà                                                                                                                                 di Donatella Castelli

 

Da quando ho affiancato Walter Pomero nella Commissione Tecnica per la Nazionale di Kendo, ho riflettuto molto sull’obiettivo dei nostro lavoro. E’ un processo lungo, visto che il nostro mandato dura 4 anni – un numero che male si adatta al ciclo del Kendo internazionale, ma tant’è, ci si è voluti adeguare… alla durata del mandato presidenziale degli Stati Uniti d’America. O forse no, ma sempre a qualcosa che ha poco a che fare con il Kendo, il quale viaggia al ritmo di due Europei ed un Mondiale. Comunque sia, questo è ciò che abbiamo davanti.

Tanto per fare una digressione storica, la figura del Commissario Tecnico venne disegnata dagli estensori del nostro Statuto (ne conosco qualcuno) come del tutto libera di operare la selezione – “diritto di vita e di morte”, diciamo noi. Di proposito, non ci sono regole scritte che indichino requisiti di grado, di età o di appartenenza geografica per i selezionati: qualunque criterio la Commissione Tecnica ritenga più opportuno è applicabile a sua assoluta discrezione: il Consiglio nomina la Commissione e la Commissione risponde al Consiglio, nei risultati (ovvero presentare la migliore selezione possibile), ma non nelle modalità.  La CT potrebbe convocare nominalmente i membri della Nazionale o stabilire che la squadra debba essere tutta di un club o tutta di combattenti dai capelli ricci – assoluta discrezionalità. Dico questo solo per dare un contesto a quello che vorrei condividere con chi mi legge.

Il modo che Walter ed io abbiamo scelto prevede innanzitutto una progressione sui 4 anni. In questo primo anno, oltre a imparare a collaborare (siamo stati in squadra insieme, ma non conosciamo i rispettivi stili di insegnamento/allenamento), ci siamo dati anche altri obiettivi.

Il primo obiettivo: allargare il più possibile la cerchia dei praticanti che potevano accedere agli allenamenti fra ottobre e gennaio. Non ci siamo irrigiditi sul numero minimo di allenamenti a cui essere presenti – questo non significa che non si sia notato chi ha partecipato con maggiore o minore frequenza: ma visto che il calendario (preparato molto in anticipo) ha finito per presentare delle sovrapposizioni, non ci è sembrato il caso di ostacolare chi andava a partecipare ad altri eventi di levatura. Per quest’anno abbiamo lasciato le maglie volutamente lasche. Siamo consci di stare gestendo anche un cambio generazionale, ci interessava attirare quante più persone possibili.

Non abbiamo messo limiti di grado per il medesimo motivo: inclusione massima. Quest’anno abbiamo tenuto le porte aperte anche a praticanti senza grado – già il fatto di presentarsi ad un allenamento della Nazionale essendo poco più di principianti ci ha detto qualcosa del coraggio di qualche volenteroso – ma ci ha anche detto della necessità di far maturare la tecnica di questi intrepidi. A partire dal prossimo anno, richiederemo un grado minimo di Nidan. L’anno prossimo non si farà la selezione per gli juniores, che non competono al Mondiale, quindi non ci aspettiamo che il suddetto limite sia irragionevole. Ci stiamo avvicinando alla massa critica che ci permette di alzare il livello atteso fin dalle prime sessioni. Tenételo a mente, il tempo per passare gli esami c’è!

La Nazionale che sarà, come l’abbiamo in mente, dovrebbe avere un livello tecnico indiscutibile – non solo in termini di risultati agonistici. Saper fare kirikaeshi e kihon in modo impeccabile è un fattore che ci può far preferire un candidato ad un altro, anche a parità di risultati nelle competizioni. Aspiriamo ad avere una Nazionale che potrà essere indicata come un esempio a tutti i praticanti – non è certo una criterio stravagante.

Ancora di più ci aspettiamo dall’atteggiamento: una Nazionale che sia una vera squadra, in cui il desiderio di miglioramento (proprio e quello dei propri compagni) animi tutte le pratiche – vorremmo persone educate, rispettose e capaci di ascoltare, volonterose e energiche: dal momento che dobbiamo passare tanto del nostro tempo libero insieme, chi ha voglia di fare kendo con bulli distratti e pigri? Ma anche questa è un’ovvietà.

Di criteri di selezione, dunque, ne abbiamo in mente parecchi, anche se non si leggono in nessun regolamento. Lavoreremo per creare le condizioni per applicarli tutti.

A  titolo personale, venendo dall’Olanda apposta per essere parte di questa avventura, spero di portare nei prossimi anni anche esperienze che ho maturato fuori dai nostri confini: dagli allenamenti incrociati con altre Nazionali alle partecipazioni a tornei internazionali di alto livello. Vorrei comunque ripetere quello che è stato detto ai presenti durante i passati allenamenti (messaggi che forse non sempre sono stati riportati fra le mura del dojo, come richiesto).

  • Chi vuole applicarsi per diventare membro della Nazionale deve mettere in conto un investimento di tempo, denaro, energia, chilometraggio, attrezzatura – è il prezzo da pagare per poter praticare con i migliori in Europa e nel mondo e far crescere il proprio kendo a ritmo accelerato.
  • Il ruolo dei dojo di appartenenza, anche in termini di sostegno (economico e/o morale) è fondamentale.
  • La tecnica non si può imparare agli allenamenti della Nazionale: nulla sostituisce il lavoro nel dojo e nei seminari.
  • La conoscenza di base delle regole dell’arbitraggio (cosa rende un ippon un ippon agli occhi di uno shinpan) DEVE essere sviluppata, leggendosi il regolamento dello shiai (scaricabile dal sito CIK ).

Speriamo che il nostro lavoro porti frutto – e che la Nazionale che sarà possa essere all’altezza delle aspettative di tutti: di coloro che non sono in squadra, di coloro che non fanno shiai e anche di coloro che non fanno kendo: l’Azzurro è sempre Azzurro.