IL SOFFIO VITALE

La respirazione nello Iaido ed in genere nella pratica Marziale

Domenica 9 Ottobre si è svolto a Novarello l’annuale corso di aggiornamento per istruttori di Iaido, cui ho avuto il piacere di partecipare.

In questa occasione, in particolare durante la parte pratica, all’interno della “lezione dimostrativa” relativa al modulo didattico del pomeriggio ho accennato all’argomento della respirazione e questo ha in qualche modo scatenato reazioni le più diverse.
Il range delle reazioni è passato dal: “respiro in modo naturale” al “non accenno nulla ad allievi sino al secondo dan” al: “il mio Maestro di riferimento fa diverso”, sino alla affermazione definitiva che:”la respirazione è un argomento tanto difficile dal punto di vista neurofisiologico che non dovete parlarne a meno di essere veramente esperti”.

Tutto ciò mi ha fatto considerare prima di tutto che senz’altro la mia carenza in merito è stata nella comunicazione, ove ho indubbiamente mancato tanto da non riuscire a far capire cosa intendessi.
Ho quindi deciso di affidare ad un breve scritto alcune osservazioni in merito, con la speranza che possano essere utili almeno a chiarire il mio pensiero e, magari, possano servire per la pratica a qualcuno che le reputi interessanti.
Prima di tutto vorrei sgombrare il campo da tutti i dubbi relativi a cosa intendo per “uso della respirazione”. Per quanto mi riguarda il principale uso della respirazione nella pratica dello Iai è rivolto al mero aspetto fisico del movimento e non a fantomatici effetti psicologici o mentali. Non nego di lavorare anche su quelli, ma questo esula dagli scopi di questa breve descrizione.

Per spiegare quindi cosa intendo, consideriamo innanzitutto come l’atto fisico della respirazione coinvolga una notevole quantità di muscoli della parte alta del corpo, praticamente tutti ad esclusione di quelli delle braccia.
Possiamo dividere per semplicità l’atto respiratorio in due sezioni, una “attiva”, ovvero l’inspirazione ed una “passiva”, ovvero l’espirazione.

A questo punto, per semplificare ulteriormente (anche se fisiologicamente la cosa è un pochino più complessa) possiamo dividere i muscoli in due categorie, ovvero muscoli esclusivamente interessati dalla respirazione come quelli del diaframma e quelli che hanno un utilizzo misto come nella parte alta del torace o delle spalle (ad esempio il trapezio).

Nel momento in cui i muscoli vengono utilizzati per la fase attiva della respirazione hanno due effetti, ovvero quello di creare una sorta di “blocco” (muscoli esclusivamente respiratori) oppure, per i muscoli ad uso misto, il non poter essere utilizzati al meglio perché già impegnati. Questo fa si che se si cerca di compiere del lavoro attivo con la parte alta del corpo durante la fase attiva della respirazione si abbia molta più difficoltà o si riesca ad esprimere una minore potenza utile.

Due semplici esercizi dimostrativi servono a capire di cosa stiamo parlando:

- si cerchi di andare a toccarsi le punte dei piedi con le dita, arrivando sino al massimo della nostra estensione. A questo punto si inspiri (possibilmente in maniera addominale), si trattenga un attimo il fiato e poi, continuando a spingere verso il basso, si espiri. Sarà evidente che ad ogni espirazione si può scendere sempre un pochino di più, a dimostrazione che si riesce a sfruttare meglio l’elasticità dei muscoli in questa fase. Questo significa di fatto maggiore scioltezza e fluidità di movimento, con quello che ne consegue per la nostra pratica.

- si sollevi un peso (ad esempio un compagno di pratica prendendolo per mezzo della cintura) prima in inspirazione e poi in espirazione. Si potrà vedere facilmente come sollevare in espirazione sia decisamente più facile che non in inspirazione. La maggiore disponibilità di potenza risulta essere fondamentale in qualsiasi sport ed in particolare in una situazione di combattimento, specie se unita ad una maggiore fluidità di movimento.

Detto questo si vede come sia comunque preferibile lavorare sempre in espirazione piuttosto che senza controllare la respirazione, per evitare di inserire blocchi e per mantenere più fluido e continuo il movimento.

Già il limitarsi a questa semplice considerazione ha applicazioni pratiche molto utili e non vedo che cosa ci sia di strano o di complicato nell’insegnare ad un principiante, sino dalla prima lezione, che un certo movimento o esercizio (non importa quale ma semmai qualunque esercizio) debba essere eseguito espirando. Si tratta di introdurre un dettaglio in più, di cui il principiante non si preoccupa più di tanto ma che rappresenta un vantaggio notevole nella pratica successiva.

Tutto questo senza scomodare fantomatici aspetti esoterici della respirazione, sui quali si può disquisire all’infinito senza probabilmente arrivare ad una conclusione.

Introdurre la respirazione nella pratica di qualcuno già esperto può essere un pochino più complicato, ma comunque non lo è più che tanto, visto che siamo in buona misura già abituati a gestire movimenti e apprendimento fisico fine.

Come si vede l’argomento base affrontato da questo punto di vista è molto semplice, fisicamente dimostrabile e spiegabile in termini banali.

Detto questo ogni istruttore o praticante può trovare la sua maniera di utilizzare questi semplici concetti, senza che questo implichi abbracciare una diversa visione dello Iaido.

Spero di aver chiarito il mio pensiero con qualcosa di utile. Potrà sembrare tutto scontato, ma nel discutere durante il seminario mi sono reso conto che l’argomento è generalmente affrontato con una sorta di timore e spesso tralasciato, mentre la pratica marziale (di qualunque disciplina) dimostra come l’effetto sull’efficacia sia notevole ed avvertibile alla prova dei fatti.

 

Alla Prossima

Giorgio Zoly