KEIKO

Anche quest’anno, il 28 e 29 maggio a Modena abbiamo avuto l’opportunità  (e l’onore) di poter apprendere gli  insegnamenti  di Yamazaki Takashige sensei, davvero, come si dice, “un grande”, una persona di eccezionale competenza ed affabilità  seducenti ed impagabili.

Quale rappresentante qualificatissimo della Cultura nipponica si è prodigato, come di consueto, in insegnamenti e spiegazioni che – e qui sta la peculiarità – travalicano la pur necessaria correttezza tecnica: riempiendo come al solito fogli su fogli di preziosi kanji, ha ribadito quel che ha da esserci “dietro”  lo Iai se lo Iai ha da essere quello che è (si perdoni il gioco di parole), e senza del quale la Pratica scade a “rappresentazione teatrale”.

Un punto ineludibile, e per un certo verso il “segreto”, sul quale peraltro il Sensei aveva già insistito lo scorso anno, è racchiuso nel termine KEIKO: pensare l’antico, ove “pensare” assume necessariamente il significato di “rivivere”. Keiko non significa dunque “allenamento”, il cui corrispondente giapponese è renshu e si riferisce allo sport (il giocatore di basket fa renshu, non fa keiko) bensì pensare e rivivere il passato.

In un momento particolarmente significativo e, a ben vedere, definitivamente dirimente, Yamazaki Sensei ha precisato che dietro la spada che noi usiamo, e quindi dietro a tutto ciò che la riguarda, c’è uno stuolo assai nutrito di persone morte: ovvero, gli insegnamenti di cui noi oggi possiamo fruire vengono dal passato (ko), da un tempo in cui l’uso della spada comportava il rischio della vita, sicché di fronte a molti samurai vittoriosi stanno molti samurai che hanno perso la vita, e si sa che valore hanno i morti nella Cultura e Cultualità giapponese, ciò che, di conseguenza, non può essere dimenticato e disgiunto dalla pratica dello Iai.

In conclusione, il sincero Praticante, sin da quando si prepara vestendo il pulito e ben ordinato Abito dell’Arte, pensa e rivive il passato: keiko.