Ken è una spada a doppia lama!

Sintesi dell’insegnamento di Asami Sensei nel febbraio ’16.

Anche quest’anno Asami Sensei ha condotto pratiche e seminari presso alcuni Dojo italiani. Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del progetto.

Nei seminari è stato letto e discusso uno scritto (ringrazio i traduttori Nao Ishiyama, Nariyaki Ito, Takuya Murata, Alessandra Prada), che invierò volentieri tramite e-mail a chi fosse interessato ad averne copia originale.

Di seguito propongo una libera rielaborazione (con l’accordo del Sensei) relativamente alla prima parte dello scritto, che riguarda tematiche generali (la seconda parte è relativa alle tecniche). La parte più corposa è relativa all’approccio alla pratica, che è la premessa indispensabile per progredire, ciò che offre un senso alla “tecnica”. La fonte, oltre allo scritto originale che ove possibile abbiamo preservato, sono le discussioni che si sono avute dentro e fuori dal Dojo.

In corsivo ci sono alcuni commenti personali.

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 Il Kendo:

Il Kendo è una ricerca di una forma ideale/perfetta, la volontà di raggiungere stati mentali “alti”, come quelli dei Sensei precedenti. E’ indispensabile riflettere su se stessi.

Proporre il Kendo come pratica per tutte le età ha molto senso in questa prospettiva. Chi inizia il Kendo in età adulta può trovare stimoli ed interesse nella relazione con praticanti di alto livello, con Sensei. Non bisogna confondere “alto livello” con “perfezione”.

 Lo Shinai

Anticamente le spade giapponesi Ken o Tsurugi erano a doppio taglio (Moroha).

Dopo è arrivata Nihon To, la spada con un solo taglio. Ma Kendo con lo Shinai contiene l’ideogramma di Ken, in quanto il lavoro è sul proprio avversario e contemporaneamente su se stessi. Bisogna tagliare se stessi, ovvero lavorare sul proprio cambiamento/sviluppo. Quando si raggiunge una fase nella quale si decide di migliorare se stessi, la pratica si chiama Shugyo (修業).

Lo Shinai è come Kyosaku (bastone piatto usato nello Aazen. Detto anche “il bastone del risveglio”) che mostra i punti deboli, i difetti, l’inesperienza mia e dell’avversario.

Il concetto del miglioramento continuo, che sembra astratto, in realtà ha forti valenze pratiche. E’ noto che infatti che la Toyota lo ha applicato come approccio al business. Ma anche a livello di sviluppo personale risulta estremamente economico rivolgere l’attenzione sul sé piuttosto che sul “nemico”. Ad esempio se arrivo in ritardo ad un appuntamento posso dare la colpa al traffico (la reazione normale, che salvaguarda il mio ego) oppure interrogarmi sulle cause di quanto accaduto, chiedendomi “come posso migliorare, come posso evitare che succeda ancora?”. Il secondo approccio è la premessa indispensabile ad un miglioramento tangibile della mia vita personale e professionale. Naturalmente non è facile, in quanto si tratta prima di accettare e comprendere se stessi! Mi sia concesso dire che, nel Budo si possono trovare molte radici. Io cerco di approfondire la radice “concreta”, i cui concetti sono comprensibili ed applicabili, ad esempio nel lavoro.

La spiritualità astratta, comprendente concetti quali la “non-dualità” e simili (nella nostra cultura abbiamo i “misteri della fede”), la lasciamo a coloro che, ad un livello superiore, si propongono come “ponte” con il mondo della trascendenza. La nostra mancanza di competenza relativamente a tali questioni, normalmente trattate da Preti, Bonzi e Santoni, ci impedisce di rispondere alle persone che, a ragione, sottolineano le nostre carenze in tali dimensioni. Solo per questo, e non per mancanza di considerazione, non rispondiamo alle loro sollecitazioni.

 Keiko

稽古 Keiko= “Pensare a qualcosa di antico”. La parola è formata da due ideogrammi.

Con 古 (inishie) “passato/antico”, si intende il patrimonio di conoscenze che sono frutto delle scoperte di chi ci ha preceduto. (figure ideali, dei modelli, esperti, maestri, fondatori).

Con 稽える(kangaeru) “riflettere”, si intende perseguire gli stessi ideali dei nostri predecessori, continuare a ripeterli per migliorarsi.

È uno stato mentale che dobbiamo perseguire per tutta la vita.

Dobbiamo continuare a sforzarci di avvicinarci anche solo un po’ a chi ci ha preceduto.

Attraverso il Keiko, possiamo fortificare e migliorare se stessi. Più che vincere l’avversario (della nostra stessa generazione), ciò a cui bisogna pensare per tutta la vita è auto migliorarsi, mirando alla perfezione, che è impossibile però da raggiungere.

Il Keiko è uno studio per la vita (Shoogai Kendo).

Ji-geiko

E’ la pratica che mette in relazione Motodachi con Kakarite. La mentalità non è quella di scambio alla pari, non è un combattimento per stabilire chi vince. Kakaritè deve dare il suo massimo dove Motodachi deve relazionarsi di conseguenza. Asami ripropone l’approccio appreso all’università (Tokyo Kiyoku Daigaku che dagli anni ’70 è poi diventata Tsukuba University) dal Prof. Nakano Yasoji, che soleva dire “Con un secondo Dan, io sono secondo Dan e mezzo, con un sesto Dan io sono sesto Dan e mezzo. Da fuori, nessuno si accorge di quale sia il mio reale livello di Kendo”.

Ovviamente chi fa Motodachi deve cercare a sua volta una persona più alta in grado per poter coltivare il proprio miglioramento. Asami comunque, anche come Motodachi, pone cura in Shodachi (la prima azione), dove fa il suo meglio, dopodiché passa in modalità “Motodachi”, come suggerito dal Sensei Nakano.

Domanda: “quando si trovano due persone di pari grado?”.

Risposta: “La persona che ha ottenuto il grado per primo deve interpretare Motodachi, l’altro Kakarite”.

In pratica Ji-geiko è un modo di praticare per il miglioramento di Kakarite. Se Kakarite e Motodachi non interpretano correttamente i ruoli reciproci il miglioramento è difficile.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un’indicazione con implicazioni pratiche. Se osserviamo gli allenatori/palleggiatori di tennis vediamo che adottano il medesimo approccio, cercando di offrire chance all’allievo. Ovvio che se il palleggiatore tira forte negli angoli il tennista allenato potrebbe non prendere mai la pallina, con le conseguenze che ognuno può immaginare.

Personalmente trovo molto difficile applicare questo approccio, anche nella vita professionale, ove la tentazione è ostentare le competenze (gli anglosassoni dicono “show-off”) piuttosto che trovare il modo più funzionale di relazionarsi con l’interlocutore. Penso di avere perso molte opportunità per questo mio punto debole.

 Mawarigeiko

E’ un modo di organizzare il Ji-geiko basato sulla rotazione (ci sono molte varianti). Il rapporto Motodachi-Kakarite si trasforma in Senpai-Kohai, che dal punto di vista del contenuto è medesimo, con una persona che cerca di mettere in difficoltà dando il massimo, l’altra che cerca di fare crescere.

Oltre al fatto che si gira bisogna rispettare un tempo, da uno a due minuti. Per questo è una pratica utile a preparare gli esami. Durante Mawarigeiko entrambi devono affrontare la situazione come fosse un esame, dimostrando il proprio miglior Kendo durante il tempo a disposizione.

Domanda: “Quando un Sensei anziano è in visita al mio Dojo, meglio Jigeiko o Mawarigeiko?”.

Se c’è un Sensei anziano in visita, è cortesia chiedere il suo accordo, qualora intendo proporre Mawarigeiko, che può essere molto impegnativo fisicamente, in quanto si è tenuti a rispettare il tempo imposto da chi guida l’allenamento.

Mawarigeiko è utile agli italiani perché abitua a non fermarsi durante l’allenamento. Si vede spesso infatti che durante Ji-geiko le persone si fermano, tolgono il Men e addirittura si mettono a chiaccherare.

Lo svantaggio di Mawarigeiko è che può portare di fronte praticanti di livello basso, che potrebbero avere un’esperienza negativa in quanto nessuno dei due sa come interpretare il proprio ruolo.

Shiai e Shiai-geiko

In questi tipi di pratica si parte “alla pari”, ovvero è lecita la mentalità, per entrambi, di cercare di battere l’altro, di ottenere un Ippon. Non c’è l’obbligo per il più esperto di aiutare l’altro a crescere.

Sansappo: dominare in tre modi

1. Soffocare la spada: dominare l’azione dello Shinai (Non lasciare fare all’avversario le manovre liberamente).

2. Soffocare lo spirito: fare vacillare, turbare, sopraffare (spaventare, lasciare perplesso, infiacchire, impaurire) il sentimento (lo stato d’animo usuale di calma, lo stato d’animo fermo, lo stato d’animo sereno) dell’avversario.

3. Soffocare le tecniche: costringere l’avversario a rimanere fermo (non permettere all’avversario di giocare il tutto per tutto), ad irrigidirsi, ad interrompere quanto ha intrapreso.

Questo è Sansappo. Il livello alto si vede nella persona che domina prima di attaccare, mentre la vittoria tramite l’attacco è più casuale. Il cammino di crescita è visibile nella fase prima dell’attacco ove si cerca di prendere il centro, dominando la spada e generando uno squilibrio nella mente dell’avversario. La vittoria tecnica senza Sansappo non è Kendo di alto livello.