KENDO “TRADIZIONALE”

di Geoff Salmon, nanadan Kyoshi traduzione a cura di Claudio Regoli

Si afferma che qualora un combattente si abbassi, o sposti la testa chinandola di lato per evitare un colpo, questo colpo ( almeno in teoria) dovrebbe valere come ippon. L’ho sentito dire da molti sensei nel corso di vari seminari, ma non l’ho mai visto applicare nelle gare maggiori.Ne’ mi è stato detto di considerare validi questi colpi mancati a causa di un’azione sleale quando arbitravo. Viene invariabilmente applicata la regola che la corretta parte dello shinai deve colpire la corretta parte del bogu.

Chinarsi è semplicemente un elemento di comportamento usato dai kenshi che hanno paura di perdere. Bloccare il colpo con il proprio shinai sopra la testa o usare parate più accettabili senza l’intenzione di contrattaccare sono altri esempi dello stesso tipo di comportamento.
Ho spesso sentito membri di vari Dojo ed associazioni di Kendo affermare che loro praticano il “Kendo tradizionale”, significando con questo che affrontano l’avversario nello spirito di “vita o morte”, “uccidi o vieni ucciso”, senza compromessi usati per perdere o vincere la gara.Conosco kenshi che non partecipano a shiai perché sentono che lo scopo di battere l’avversario andrebbe a discapito del loro shugyio (pratica austera, al semplice scopo di progredire nella Via, NDT)

Contraddicendo queste affermazioni, lo shiai è l’esperienza più vicina ad una situazione di vita o di morte che possiamo trovare nel Kendo , questo naturalmente se non si è degli psicopatici. La sfida consiste nell’avere la forza mentale di affrontare l’avversario con le corrette postura ed attitudine. Questo viene spesso sintetizzato in Giapponese come “utte hansei utarete kanshya”, (riflessione nel colpire,gratitudine quando si è colpiti).
Che certa gente cerchi una scappatoia dalle regole non diminuisce il fatto che la ZNKR costantemente riafferma il messaggio che ” il concetto di Kendo è quello di disciplinare il carattere umano attraverso l’applicazione dei principi del katana”. Questo appare evidente nelle numerose istruzioni ufficiali ed in alcune delle domande che appaiono negli esami giapponesi di Kyoshi ( uno dei gradi di istruttore).

Il Kendo ha subito molti cambiamenti: da arte di guerra a disciplina Zen a forma di divertimento a, come è oggi, una disciplina educativa mirata ad aiutare lo sviluppo fisico, mentale e morale. Non saprei se sia sempre stato ritenuto sbagliato chinarsi, ma, se fossi nel periodo Sengoku ( il periodo del paese in guerra o delle lotte feudali, dal 1467 al 1574) e qualcuno mi corresse contro brandendo novanta centimetri di spada affilata come un rasoio, potrei venire tentato di spostare la testa di lato.